open innovation 1Dopo l’evento internazionale An open innovation ecosystem: post 4.0 digital, dove abbiamo affrontato il tema dell’innovazione ascoltando l’esperienza israeliana, giovedì 22 ottobre abbiamo partecipato a un secondo appuntamento organizzato da FonARCom per dare voce ad alcuni business case italiani.

 

L’Open Innovation in Italia: esempi di eccellenza

Il webinar ci ha dimostrato come anche in Italia non manchino esempi di eccellenza nel campo dell’Open Innovation.

Angelo Gatto, Team Leader Open Innovation Finlombarda S.p.a., ha presentato la piattaforma Open Innovation Regione Lombardia: uno strumento pensato per favorire e supportare lo sviluppo di ecosistemi di innovazione aperta, nel campo industriale e in quello sociale. La piattaforma mette in rete le capacità di fare ricerca e innovazione presenti in Lombardia, promuovendo la circolazione dell’informazione, la conoscenza sulle competenze e la generazione di progettualità concrete a livello nazionale e internazionale. Il servizio non si rivolge solo ad imprese e università, ma a tutti gli attori del processo di innovazione compresi i cittadini.

Paolo Vercesi, invece, è il cluster manager di Fabbrica Intelligente, un'associazione riconosciuta dal MIUR, che include imprese, università e centri di ricerca, con l’obiettivo di sviluppare una strategia nazionale, basata sulla ricerca e l’innovazione per la competitività del settore manifatturiero a livello globale. Esempio pratico di Fabbrica Intelligente è l’app presente nell’impianto ABB di Dalmine che permette a clienti e fornitori di controllare a distanza l’avanzamento della catena produttiva. Se necessario, è possibile modificare in tempo reale il processo, aumentando, ad esempio, la qualità o la precisione dei prodotti. Per coinvolgere maggiormente le PMI il Cluster Fabbrica Intelligente (CFI) ha lanciato l’iniziativa “XFactory Open Innovation Challenge”. Start-up, imprese innovative e centri di ricerca possono candidarsi proponendo le loro soluzioni a due sfide distinte: una indirizzata alla ricerca di soluzioni per la stampa 3D di semilavorati di metallo, l’altra riguarda la cybersafety, per garantire la sicurezza dei lavoratori mitigando i rischi delle minacce cyber nelle fabbriche digitalizzate. Vercesi ha sottolineato come la competitività del sistema risieda nel capitale umano: “la fabbrica intelligente non investe solo nella tecnologia, ma investe nelle competenze tecnologiche del capitale umano.”

Subito dopo è intervenuto Alan Gallicchio, CEO di Ecomate. Ecomate ha sviluppato un algoritmo per l’analisi della piccola/media impresa, identificando delle criticità e proponendo delle soluzioni di miglioramento basate sullo sviluppo (economico, sociale ed ambientale) sostenibile. E ha insistito sul fatto che per fare open innovation non sia necessario un grande budget, ma come la sostenibilità sia alla portata anche delle PMI.

Perché le imprese hanno paura dell’innovazione?

Andrea Cafà, Presidente di FonARCom e Cifa, ha sottolineato come l’adozione di meccanismi di Open Innovation sia più marcata nelle aziende di grandi dimensioni, rispetto alle PMI. Ma i timori delle nostre aziende si somigliano, indipendentemente dalle loro dimensioni, e sono ancora principalmente connessi ad un retaggio culturale che è doveroso trasformare. Le imprese, in particolare hanno:

  1. paura di disperdere la propria proprietà intellettuale, condividendo conoscenza e informazioni con gli altri,
  2. paura di non avere un adeguato ritorno sugli investimenti.

La condivisione e il ricorso a risorse esterne in un nuovo paradigma di innovazione diffusa e aperta può essere invece solo di supporto alla crescita del business, soprattutto per le nostre PMI. I costi si condividono (e quindi si riducono), il rischio si condivide (e quindi si riduce). Ad aumentare è solo la competitività di queste imprese! Non solo, in questo periodo di grande incertezza bisogna comprendere che facendo rete aumenta la possibilità di sopravvivenza, di innovazione e di creazione di valore. Per Cafà

open innovation 2“Dobbiamo scommettere sui nostri talenti e condividere le nostre progettualità. Fare sistema non sarà una somma ma un moltiplicatore di valori”. Per il professor Angelo Maria Petroni, segretario generale di Aspen Institute Italia e ordinario di Logica e Filosofia della scienza alla Sapienza di Roma: “L’unica vera ricchezza resta il capitale umano. La pandemia ci ha insegnato che senza gli uomini i grattacieli non valgono nulla. Per questo non potrà mai esistere un over-investment sul capitale umano”. Ed ha aggiunto che l’intervento pubblico nella formazione è necessario attraverso gli incentivi fiscali, ma risulta insufficiente senza quello privato. Pubblico e privato devono investire in sinergia. Esempi di eccellenza ci sono anche nel nostro paese, ma sono necessari ancora parecchi sforzi per superare le frizioni che ostacolano la nascita di una vera e propria cultura dell’innovazione.