creditiIn questi giorni, alla luce degli ultimi fatti di cronaca, con lo sfratto divenuto esecutivo per l’imprenditore modenese Bramini, ritorna ad essere di grande attualità una problematica da tempo evidenziata e più volte posta all’attenzione delle Istituzioni: il tracollo economico per le aziende creditrici di ingenti somme nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni.

La P.A., pur essendo in assoluto il principale contractor a livello nazionale, ritarda nell'onorare i debiti contratti con le aziende con preoccupante sistematicità.

Le imprese, in assenza di tempestivi pagamenti si trovano a loro volta impossibilitate a fare fronte agli impegni economici assunti per l’esecuzione delle commesse pubbliche e continuano a subire procedure fallimentari senza poter ottenere sgravi o dilazioni di pagamento anche a fronte della dimostrazione del credito.

Andando ad analizzare i dati più in dettaglio, si evidenzia come su centomila fallimenti di imprese registrati tra il 2009 ed il 2016, circa un quarto siano da ricondurre a ritardati pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione.

Nonostante servizi, forniture e appalti non saldati, le imprese devono continuare a pagare le tasse, i propri dipendenti e sostenere le spese connesse all’esercizio dell’attività.

La Pubblica Amministrazione si rivela essere il cattivo pagatore per eccellenza.

Non esiste un’effettiva e seria e seria procedura sanzionatoria volta a scongiurare il cronicizzarsi del sistematico meccanismo di ritardo nei pagamenti, di contro le imprese subiscono procedure fallimentari scandite da una tempistica perentoria che non ammette deroga o eccezione alcuna.

Il ritardato pagamento incide in modo diretto non solo sulla liquidità del creditore ma si riverbera su tutta la filiera a cui esso appartiene finendo per colpire soprattutto le piccole imprese che risultano anche le più vulnerabili per le ridotte possibilità di accesso al credito.

Non è raro imbattersi nel fallimento di imprese considerate “sane”, strangolate dai debiti non onorati, spesso di molto inferiori ai crediti vantati nei confronti della P.A.

Un’analisi a parte dev’essere fatta sugli effetti che questo comportamento ha determinato per le amministrazioni inadempienti.

L’apparente risparmio dovuto al rallentamento dei pagamenti di fatto produce un duplice effetto: da un lato aumentano gli oneri a carico delle amministrazioni a causa di interessi di mora e spese di contenzioso, dall’altro le imprese si vedono costrette a “scaricare” il costo di questi ritardi aumentando i prezzi finali di opere e servizi con una ricaduta negativa per le amministrazioni virtuose.

Perseverare nell’utilizzo di tale deleteria procedura significa minare a fondo l’intero sistema economico nazionale rendendo sempre più concreta la fuga delle imprese in quei paesi che offrono maggiore garanzia per l’investimento privato con una minore pressione fiscale e sistemi di controllo più efficaci sull’attività delle Pubbliche Amministrazioni.

Auspichiamo un tempestivo e non più prorogabile interessamento delle Istituzioni affinché si adoperino per un mirato intervento legislativo atto a normare le ipotesi di crisi aziendale indotta dal Settore Pubblico.

Consentire attraverso una nuova procedura di adottare provvedimenti sospensivi o dilatori che possano scongiurare la dichiarazione di fallimento, assegnare un termine tassativo entro il quale la P.A. debba provvedere al pagamento dei debiti contratti, sono interventi necessari per fornire un’adeguata e concreta risposta alla tanto invocata riforma in materia fallimentare.