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job2Roma, 01 Marzo 2017 – Gli ultimi dati statistici dell’Osservatorio INPS, a proposito della dinamica di crescita dei nuovi rapporti di lavoro dello scorso anno, rendono immediata una realtà: terminato l’effetto positivo degli sgravi contributivi, il Jobs Act si è fermato. Ridotta drasticamente la conversione dei contratti di lavoro in tempo indeterminato, il livello dei salari si contrae, il ricorso ai voucher diventa una soluzione sempre più diffusa, praticata anche da grandi aziende e banche.

 

Il quadro politico, del resto, con le continue riserve sulla data del referendum sul jobs act, di certo non aiuta il sistema economico e le imprese, la cui prospettiva viaggia sempre su orizzonti temporali di breve periodo.

“Il clima di incertezza politica ed istituzionale che viviamo nel nostro paese, non permette alle nostre aziende di prendere decisioni sugli investimenti produttivi – dichiara il Presidente della Confederazione CIFA, Andrea Cafà – ed è quasi fisiologico che il mercato del lavoro segua direzioni che estremizzano la precarietà, come nel caso dei voucher.”

“Se il Jobs Act ha in qualche modo aggiornato il contesto normativo del lavoro, gli incentivi e gli sgravi fiscali hanno permesso all’occupazione di crescere, ma oggi, come molti avevano previsto, il trend era destinato ad interrompersi. Per questo motivo, – prosegue Cafà - ritengo che una politica strutturale di riduzione del costo del lavoro, e che in queste ore anche Gentiloni propone, sia la soluzione definitiva. Gli abbattimenti contributivi e gli sgravi fiscali a termine hanno effetti limitati nel tempo, e i dati INPS lo hanno dimostrato: ridurre stabilmente il costo del lavoro fornisce agli imprenditori ed agli investitori quella certezza di lungo termine utile a fare ripartire investimenti ed occupazione”.

a cura Ufficio Stampa – CIFA Italia