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In questi giorni, i principali quotidiani presentano agli italiani i numeri della nostra economia: siamo ancora in recessione per il 13° trimestre consecutivo, anche se da Palazzo Chigi si affrettano a declassare il tutto come “dato tecnico atteso”.

 

Questi dati econometrici, confermando che siamo tornati indietro di 10 anni come ricchezza, deprimono la propensione alla spesa dei consumatori e ciò, come noto, alimenta quel clima di sfiducia strisciante, che se da un lato rende vani gli sforzi di Renzi di cambiare il mood dominante  elargendo a piene mani iniezioni di fiducia ed ottimismo, dall’altro scoraggia e frena le decisioni di investimento e consumo.

E’ quello che in economia si chiama circolo vizioso: prudenza e rinvio nel comprare una macchina nuova, un vestito nuovo, un libro, ma soprattutto diminuzione dei consumi primari, ovvero quelli che impattano direttamente con il tenore di vita di ciascuno di noi.

E mentre la fotografia dell’Italia diventa sempre più sbiadita, la tensione sociale si scatena nelle piazze, lo scontro sul Jobs Act esce dal Parlamento ed investe direttamente il nostro vivere quotidiano, è indetto per il 12 dicembre lo sciopero generale, ci domandiamo tutti quando il Paese imboccherà la via di uscita da questa crisi?

“Non esiste una ricetta unica e vincente per la complessa realtà italiana - dichiara Andrea Cafà, Presidente della confederazione datoriale CIFA - ma tante possibili opzioni, adatte a risolvere problemi specifici. Renzi fa bene ad appellarsi al senso di responsabilità di ciascuno, a prospettare nuove regole per il lavoro flessibile richiesto dal mercato, ma il suo compito è quello di accelerare sul percorso delle riforme, e di collaborare responsabilmente con le parti sociali in questa direzione”.

“In questo momento la priorità è il rilancio dei consumi, si favorisca l’applicazione di contratti di lavoro che prevedano validi incentivi alla produttività. Dal lato degli investimenti aziendali - prosegue Cafà - la Confederazione propone un sistema di incentivazione per i piccoli imprenditori che operano nel settore manifatturiero ed alimentare di qualità e che producono prodotti al 100% “Made in Italy”: un mix di contributi in conto impianto e conto gestione, con accesso al credito bancario agevolato, che permetterà a tante eccellenze produttive nazionali di emergere nei mercati globali”.

Le soluzioni proposte dalla CIFA possono ottenere risultati certi nel medio periodo: maggior reddito disponibile con la contrattazione aziendale che favorisce gli incrementi di produttività.

“Nel brevissimo periodo - conclude il Presidente - l’esecutivo faccia la sua parte, e dimostri vicinanza anche ai piccoli imprenditori, che tengono in piedi la nostra economia, e che non riescono mai ad avere visibilità dai decision maker di Roma. Ogni tanto, il Premier vada anche a trovarli: verificherà che nelle piccole e medie imprese italiane operano quegli imprenditori che, con i loro collaboratori, sanno come l’unica forma di globalizzazione possibile per loro sia quella di rilanciare il made in Italy”.

A cura dell’Ufficio Stampa - CifaItalia