DDL riforma del lavoro, CIFA: modifiche necessarie, il Parlamento si attiviL’iter parlamentare del disegno di legge sulla riforma del lavoro, che nei giorni scorsi è stato varato dal governo Monti ed illustrato nelle linee generali dal ministro Fornero, è destinato a diventare il tema caldo del dibattito sociale delle prossime settimane. La portata reale che potrebbe derivare dall’applicazione delle nuove regole che disciplineranno la domanda ed offerta di lavoro, alla luce del testo licenziato da Napolitano, rischia di appesantire e penalizzare ulteriormente le piccole imprese, che dovranno misurarsi con i nuovi scenari, in materia di flessibilità del lavoro in entrata ed in uscita, compromettendo la competitività di alcuni settori (ad esempio il turismo) ed aumentandone rischio ed onerosità.

Avendo esaminato il testo del disegno di legge, la Confederazione CIFA evidenzia gli aspetti del nuovo quadro normativo sui quali auspica un’attenta riflessione in sede istituzionale.
Pur considerando apprezzabile che l’esecutivo Monti stia intervenendo con spirito propositivo anche sul sistema del mercato del lavoro, tuttavia – sottolinea Andrea Cafà, Presidente confederale – è necessario che il Parlamento, con l’apporto delle parti sociali, intervenga introducendo modifiche per migliorare alcuni punti, che riteniamo possano in futuro appesantire lo
slancio verso la ripresa delle piccole realtà produttive. Occorre una seria ed attenta riflessione sulle ripercussioni che la nuova flessibilità del lavoro provoca in alcuni settori produttivi italiani, come ad esempio il turismo: mantenere alto il costo del lavoro stagionale significa penalizzare le performance di tutto il settore, così come far gravare quasi interamente i costi dell’apprendistato sulle imprese”.

Ci si attende nei prossimi giorni, che il confronto parlamentare sui temi del lavoro e dell’impresa possa davvero condurre a norme che rendano alle imprese più agevole assumere lavoratori senza snaturare e distorcere una dinamica semplice, quale quella dell’incontro tra domanda ed offerta di lavoro, nella comune consapevolezza di un mercato che sta cambiando velocemente.

Il rischio è quello di vanificare lo sforzo riformatore in un momento di alta rischiosità – prosegue Cafà – per tutto il sistema Italia: se non si creano davvero condizioni equilibrate per il rilancio e lo sviluppo , il Paese rischia di imbrigliarsi in una crisi senza uscita, compromettendo la grande capacità dell’impresa italiana di produrre crescita e occupazione, e perdendo irrimediabilmente competitività nel mercato globale”.

Il risultato atteso è quello di cambiare le regole per rendere il mercato del lavoro capace di impiegare le persone, e di mantenerle costantemente attive e produttive, anche se ciò dovesse significare cambiare tipo di lavoro: questa è la flessibilità, ed è una diretta conseguenza dell’economia reale.

Se da una parte le norme devono consentire al lavoratore tutte le tutele per mantenere costante il lavoro, al di là del dibattito innescato intorno all’articolo 18 - conclude Cafà - dall’altra parte devono permettere all’imprenditore di mantenere l’impresa e consolidare la capacità di creare sviluppo ed occupazione: ottimizzando la fiscalità ed i costi del lavoro, riducendo l’onerosità di accesso al credito, valorizzando e tutelando la qualità delle piccole realtà produttive che sono ancora il modello economico e sociale vincente su cui strutturare le strategie di politica economica dell’Italia”.

a cura ufficio Stampa CIFA