Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha criticato duramente, coloro che usano l'argomento della crisi finanziaria per attaccare l'ambizioso 'pacchetto' legislativo dell'Ue su clima ed energia, sostenendo la necessità di non imporre ulteriori costi ai sistemi economici e industriali dei paesi membri

 Barroso - che ha parlato davanti agli industriali di Business Europe, la "Confindustria dell'Ue" - non ha mai citato l'Italia né alcun altro

Stato membro; ma è soprattutto dal governo italiano (con l'appoggio più o meno esplicito di alcuni paesi dell'Est, e in particolare della Polonia) che sono venute nei giorni scorsi le critiche più virulente all'impianto stesso del 'pacchetto', attualmente all'esame dell'Europarlamento e del Consiglio Ue. "Dobbiamo stare attenti - ha osservato Barroso - a non stabilire false dicotomie", e "non dobbiamo confondere le crisi di breve termine (quelle dei mercati, ndr) con gli imperativi di lungo termine (clima ed energia, ndr). Le istituzioni dell'Ue e degli Stati membri devono essere capaci di affrontare sia le sfide finanziarie che le difficoltà create dall'insicurezza energetica e dal cambiamento climatico.

 In effetti - ha sottolineato il presidente della Commissione - non possiamo rinviare oggi la necessità di modernizzare l'economia europea per affrontare le sfide di domani". Il costo del cambiamento climatico, ha proseguito Barroso, "sarà molto più alto, secondo il rapporto Stern fino al 20% del Pil ogni anno, se non procediamo ora agli adattamenti" necessari. Agendo ora, invece, "noi pensiamo di poter limitare il costo del nostro pacchetto allo 0,5%" del Pil, ha detto il presidente della Commissione. Senza il pacchetto, ha aggiunto, l'Ue "sarebbe molto più vulnerabile a eventuali shock energetici, con conseguenze potenzialmente drastiche per le nostre economie, che dipendono già dall'esterno per il 55% del fabbisogno, e si prevede per il 70% nel 2030".

Il capo dell'Esecutivo comunitario ha sottolineato ancora le "grandi opportunità economiche" che comporteranno i cambiamenti propugnati dalle proposte legislative di Bruxelles, se l'Ue sfrutterà in pieno il suo vantaggio del 'first mover': "Conseguire la copertura del 20% del fabbisogno energetico con le fonti rinnovabili, per esempio, significherebbe più di un milione di posti di lavoro in quest'industria entro il 2020. Per questo - ha rilevato - oggi è più importante che mai andare avanti con il nostro pacchetto clima/energia, non a dispetto della crisi finanziaria, ma, almeno in parte, a causa di questa crisi". Barroso - che si è detto fiducioso nell'approvazione del pacchetto entro la fine dell'anno, grazie alla determinazione del presidente di turno dell'Ue Nicolas Sarkozy - ha poi replicato a chi vorrebbe smantellare il 'pacchetto', con un implicito riferimento alle posizioni espresse, fra gli altri, dal ministro italiano degli Affari europei, Andrea Ronchi, e dalla Confindustria. 

Governo e industriali criticano e vorrebbero rinegoziare gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra e di sviluppo delle energie rinnovabili, che sono stati assegnati all'Italia nell'ambito dei due traguardi europei per il 2020 (-20% emissioni, 20% del fabbisogno energetico totale coperto con le rinnovabili). A questo tipo di critiche, il presidente della Commissione risponde: "Devo essere chiaro: minori costi, minori sforzi, maggiori vantaggi per alcuni Stati membri significherebbero costi più alti, sforzi maggiori, minori vantaggi per gli altri". "Quello a cui, comunque, la Commissione si oppone strenuamente - ha sottolineato Barroso - è qualunque tentativo di compromettere l'architettura complessiva del pacchetto. Idee delgenere - ha avvertito - non solo aumentano sensibilmente il rischio di un blocco nei nostri negoziati interni (all'Ue, ndr), ma rischiano anche di minare la nostra posizione nei negoziati internazionali, nonché l'integrità ambientale delle proposte".  

Nello stesso discorso, il presidente della Commissione ha invece sostenuto la posizione di quei governi che, come quello italiano, vorrebbero rilanciare il nucleare. "E' necessario - ha osservato - continuare a stimolare un dibattito reale sul futuro dell'energia nucleare, che copre un terzo della generazione di elettricità in Europa e rappresenta una fonte di energia sicura, competitiva e a basse emissioni di carbonio". La Commissione, ha annunciato infine Barroso, farà delle proposte per usare meglio le fonti energetiche 'indigene' dell'Ue; e questo significa "sviluppare al massimo il potenziale europeo delle rinnovabili", e "affinare la tecnologia per la 'cattura' e lo stoccaggio del CO2, in modo da mantenere il carbone nel 'mix' energetico". Ma significa anche, ha concluso, "tenere aperta l'opzione nucleare per quegli Stati membri che vogliono farne uso".